Luciano Bentini - Speleologia Emiliana - Rivista della Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia Romagna - Numero speciale: La Vena del Gesso Romagnola, caratteri e vicende di un parco mai nato - N. 4, Anno XIX, IV serie - Bologna - Settembre 1993
  
  
CENNI SULLE GROTTE PREISTORICHE 

In questa sede non è possibile affrontare in modo adeguato anche l'aspetto paletnologico delle grotte della Vena dei Gesso: ci si limiterà pertanto a dare brevi notizie sull'utilizzazione che in età pre-protostorica ebbero la Grotta del Re Tiberio, la Tanaccia di Brisighella e la Grotta dei Banditi.

La prima (36 E/RA), che si apre a q. 175 nel dirupo che costituisce il fianco destro della stretta di Rivola, attualmente nell'area della Cava ANIC, mutua il suo nome dall'antica Pieve di Santa Maria in Tiberiaci esistente a M. Mauro già nel 932, ma la leggenda popolare vuole invece sia stata rifugio dell'imperatore Tiberio che inutilmente cercò così di sfuggire alla predizione secondo la quale sarebbe stato ucciso da un fulmine.

La peculiarità della grotta è il carattere sacro che ha avuto attraverso i tempi per la presenza di una sorgente d'acqua sulfurea (ora scomparsa), dall'età del Bronzo alla prima età del Ferro a quella etrusco-romana. Durante i vari scavi sono stati rinvenuti a centinaia vasetti fittili miniaturizzati, alcuni con tracce d'ocra rossa, altri contenenti piccoli oggetti in bronzo tipici della prima età del Ferro, tanto da far considerare i vasetti stessi degli ex voto.

E' anche la grotta romagnola a cui si riferiscono le prime notizie d'età storica, contenute in un'opera di Pompeo Vizani edita a Bologna nel 1596, in cui l'Autore riferisce che nell'anno 1200 alcuni rivoltosi capeggiati da un tale Alberto di Arardo Caporella si impadronirono del castello di Sassatello, dominio dei bolognesi. In seguito alla spedizione punitiva organizzata da questi ultimi, Alberto si rifugiò nella grotta, che si apre nelle vicinanze. Ma il podestà Rolando Rossi quivi andò a trovarlo, e ponendo paglia e legni verdi all'entrata della spelonca, fece sì co fuoco, e fumo, che fù forzato Alberto di uscir fuora cò suoi compagni, che tutti furono de Bolognesi mandati a fil di spada ... ".

La Tanaccia, oltre che come abitazione, fu utilizzata forse soprattutto come luogo di sepoltura per un arco di tempo che va dall'Eneolitico finale alla tarda età del Bronzo, con una frequentazione particolarmente qualificata nel Bronzo antico: la maggior parte della produzione vascolare è infatti attribuibile alla facies di Polada, ma con influssi della cultura della Lagozza, di rielaborazioni locali della cultura dei vaso campaniforme e di fogge dello stile di Conelle, tanto che la grotta può considerarsi un punto di estremo interesse per questo incontro di culture, essendo posta sulla linea di separazione che durante il Bronzo antico venne a definire nella penisola italiana due aree diverse.

Dopo un abbandono in seguito ad imponenti crolli verificatisi probabilmente nel X-IX sec. a.C. a causa di un accentuato peggioramento climatico e di grandi dissesti idrogeologici, la frequentazione dell'uomo riprese in modo sporadico nell'età del Ferro ed in epoca romana, come testimoniano le scarse forme ceramiche recuperate.

La Grotta dei Banditi (384 E/RA) si apre a q. 473, una ventina di metri sotto la cresta della falesia che domina la vallata dei Sintria ad occidente di Monte Mauro. Vi si perviene tramite uno stretto sentiero a mezza costa che si sviluppa lungo una cengia corrispondente ad un giunto di strato e che indubbiamente fu tracciato in età preistorica. A causa della sua felice ubicazione ed esposizione a S, fu utilizzata come abitazione per un arco di tempo che si protrae dai Bronzo antico al Bronzo tardo, come sta ad indicare l'ininterrotta serie di focolari contenenti grandi quantità di resti di pasti e di vasellame d'uso corrente, annerito dal fuoco e spezzatosi per l'uso. Come per la Tanaccia, un grande crollo coevo determinò l'abbandono della Grotta dei Banditi da parte delle genti preistoriche e successivamente solo frequentazioni sporadiche si ebbero nell'età del Ferro ed in epoca romana e medievale.

   
   
Uno dei due piccoli crani di canide rinvenuti nella Tanaccia di Brisighella associato a boccali riferibili alla cultura di Polada (antica età del Bronzo) (foto Arch. G.S.F.).

              

Speleo GAM Mezzano (RA)