Luciano Bentini - Speleologia Emiliana - Rivista della Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia Romagna - Numero speciale: La Vena del Gesso Romagnola, caratteri e vicende di un parco mai nato - N. 4, Anno XIX, IV serie - Bologna - Settembre 1993
  
  
CONCLUSIONI

Occorre pertanto compiere valutazioni di lungo periodo sull'opportunità o meno di dare fondo alle nostre risorse di gesso in rapporto al vantaggi che ne potrebbe trarre il nostro paese: ad esempio se vi sia una reale esigenza dell'edilizia ad una riconversione all'impiego di pannelli di cartongesso quando la maggior parte dei cicli produttivi sono orientati all'uso dei laterizi. Il mercato da soddisfare sarebbe non tanto quello italiano, ma quello europeo e nordafricano; sarebbe perciò un'operazione assai discutibile quella di trasferire nelle tasche di gruppi economici stranieri una delle poche risorse dei suolo della nostra regione con la sola contropartita di 2-300 posti di lavoro.

Inoltre la Vena dei Gesso non è soltanto una risorsa mineraria; prima di tutto è una risorsa naturale, culturale e ambientale che, una volta distrutta, è perduta per sempre; qualunque possa essere l'impegno per un ripristino paesaggistico, niente e nessuno potrà farla riprodurre.

La disinformazione e le orchestrate campagne allarmistiche hanno dipinto il Parco come il nemico dei tempo libero (che non consiste solo nell'attività venatoria) e di qualsiasi attività economica. P.L. Cervellati (1982) ha affrontato il problema affermando che "ci troviamo di fronte ad un "impatto" in cui il conflitto fra la ragione di stato" espressa dalle esigenze di sviluppo - presunto o reale che sia - e le istanze ecologiche - velleitarie o irrazionali che siano - non si risolve con i modelli o i progetti significativi e scientificamente elaborati" e che pertanto non ha senso il parco territoriale; come per qualsiasi altro parco, per quello della "Vena del Gesso" si corre un grosso rischio considerandolo come oggetto inserito nel contesto del territorio circostante. Tutto il territorio, piaccia o no, è un parco e deve essere considerato alla stregua di quelle piccole zone che vorremmo salvaguardate e trasformate in oasi naturali.

Pur non condividendo tale tesi, che fornisce il pretesto per non tutelare niente in attesa di tutelare tutto, sono degne di nota talune altre considerazioni come quella che se il parco si farà sarà solo perché nel frattempo sono stati compiuti tali e tanti misfatti che per la vergogna si cercherà di coprirli con l'attuazione del parco; e che la recente e tormentata storia del progetto del Parco dei Gessi, fatto di approvazione di vincoli e di dichiarazioni "ferme e responsabili" circa il "valore" e la "salvaguardia" di questo ambiente si intreccia con posizioni altrettanto "ferme e precise" circa la continuità di quelle attività estrattive che, eliminando la materia prima, eliminano la stessa ragion d'essere di questo parco.

Analoghe considerazioni sono contenute in un appello dei docenti universitari bolognesi per la salvaguardia della Vena del Gesso romagnola (ottobre 1984) che suona come atto di accusa nei confronti della Regione, affermandosi testualmente: "Se il livello generale di miopia politica porterà a considerare quello della Vena dei Gesso come un falso problema, un problema minore, un "non problema" o un problema risolto (a favore di chi promette tante fabbriche di prodotti già oggi tecnologicamente superati), ci sia almeno qualcuno che ora dica, a memoria delle generazioni future, che non ci sta, che non è d'accordo di trasformare in cantiere e, quindi, di distruggere irrimediabilmente uno dei più rari ambienti dell'Appennino e dei Mediterraneo".

            

Speleo GAM Mezzano (RA)