ANALISI DI FACIES E MACROTETTONICA DELLA VENA DEL GESSO IN ROMAGNA

Nota di STEFANO MARABINI (Dipartimento di Scienze della Terra, Università della Calabria - Castiglione Scalo, 87100 Cosenza.) & GIAN BATTISTA VAI (Istituto di Geologia e Paleontologia, Università di Bologna - Via Zamboni 67, 40127 Bologna. Bollettino Società Geologica Italiana, 104 (1985), 21-42, 16 ff., 1 tav.

      

PREMESSE

E' nozione comune di geologia regionale dell'Appennino Settentrionale che la Vena del Gesso (e quindi la Formazione Gessoso-solfifera), almeno nel tratto compreso fra le Valli del Sillaro e del Lamone, abbia un assetto monoclinalico regolarmente immergente verso la Pianura Padana (Carta geol. d'Italia, F.o Faenza SESTINI, 1970; DESIO, 1974; DALLAN NARDI & NARDI, 1974; GIANNINI & LAZZAROTTO, 1975; BONGIORNI, 1963; ecc.).

Se ciò in prima approssimazione è corretto e largamente giustificato dai principali dati di osservazione, sorprende però che sia stata sistematicamente sottovalutata l'importanza di alcuni dati puntuali discordanti col quadro monoclinalico.

L'avvento dell'analisi delle facies evaporitiche e la sua applicazione nella Vena del Gesso (VAI & RICCI LUCCHI, 1976, 1977, 1978, 1981) hanno fornito uno strumento di rilevamento macrotettonico in grado di risolvere strutture dell'ordine di grandezza da vari km fino alla decina di m e, quel che più conta, di poterne spesso definire la geometria e la cinematica.

Questo fatto è assai importante perché 1) finora non era agevole individuare o seguire estesamente lineamenti tettonici nelle evaporiti, per la facilità con cui in tali rocce avvengono processi di pseudodiapirismo o di mascheratura per ricristallizzazione e 2) è ancor più difficoltoso rilevare elementi tettonici nelle potenti unità pelitiche che rivestono le evaporiti.

Si è allora iniziato il rilevamento particolareggiato del Messiniano cartografando le litofacies del ciclo modale e la sequenza dei cicli evaporitici (VAI & RICCI LUCCHI, 1977). Ambedue i criteri cartografici forniscono giacitura e polarità della stratificazione a due scale diverse e offrono quindi possibilità di analisi macro e mesotettonica impensate in precedenza.

Scopo principale del presente lavoro è di fornire i primi e più importanti risultati di questo nuovo rilevamento che, in seconda approssimazione, offrono un quadro assai più complesso e vario della tradizionale monoclinale per quanto riguarda l'assetto strutturale della Vena del Gesso Romagnola. Queste novità si riferiscono non solo all'assetto finale quale si riscontra oggi ma anche alle modalità evolutive sinsedimentarie e paleotettoniche secondo le quali l'assetto odierno è stato raggiunto.

In questo contesto lo studio sta mettendo in evidenza crescente il ruolo della tettonica trasversale. Da tempo essa viene evocata come strumento interpretativo di talune macroscopiche discontinuità strutturali o stratigrafiche lungo alcune grandi linee (SACCO, 1935; SIGNORINI, 1935; WIEDENMAYER, 1951; PASSERINI, 1961; GHELARDONI, 1965; GELMINI, 1966; BORTOLOTTI, 1966; GROSCHURT & HEMMERT, 1973; RICCI LUCCHI, 1975; CASTELLARIN et al, 1978; JAGER, 1979; FAZZINI & GELMINI, 1984). Manca però, almeno nell'Appennino Settentrionale, una verifica sistematica e analitica del tipo, entità ed evoluzione dei suoi effetti geologici sia lungo le linee principali che lungo le loro vicarianti che probabilmente sono numerose. Paradossalmente questa esigenza è relativamente più sentita nella geologia di superfice che in quella del sottosuolo. Si noti che nell'Appennino Centrale, dove questa verifica è stata fatta nella maniera più articolata (CASTELLARIN et al, 1978) emerge un quadro di attività tettonica trascorrente destra con vistosi effetti sindeposizionali e strutturali proprio nel Messiniano (p. 181-183).

Scopo accessorio di questo lavoro è allora anche quello di contribuire alla conoscenza degli effetti geologici della tettonica trasversale nell'Appennino Settentrionale.

         

Speleo GAM Mezzano (RA)