allegato a)

alla deliberazione del Consiglio provinciale

n................ del .................................

 

Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

 

Documento

Programmatico

del

Parco

predisposto in accordo e in collaborazione tra provincia di Ravenna, provincia di Bologna; comuni di Borgo Tossignano, Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Fontanelice, Riolo Terme; comunità montane dell’Appennino faentino e della Valle del Santerno, durante successivi incontri effettuati a partire dal marzo 2000, e sottoscritto in data 9 aprile 2002 presso Riolo Terme.

 

SOMMARIO

Relazione introduttiva

Premessa

Piccola storia di un Parco finora mancato

Finalità del Parco

Perimetro, Zonizzazione e Normativa

Il perimetro e la zonizzazione istitutivi

Il Piano Territoriale Paesistico Regionale

Il Sito di Interesse Comunitario in attuazione della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”  

Ulteriori valutazioni tecnico-scientifiche

Conclusioni

Criteri per la stesura delle Norme di Salvaguardia

Temi e Azioni del Parco

La Conservazione della Natura e della Biodiversità

La Conservazione del Paesaggio per la Qualificazione del Territorio

Un’Agricoltura sostenibile come strumento di Conservazione e Sviluppo

Organizzare e promuovere la Fruizione del Parco come motore di un Turismo sostenibile

Le Azioni di Informazione, Divulgazione e Educazione Ambientale

L'uso sostenibile delle risorse naturali

La Caccia

La Pesca

La raccolta di Funghi e Tartufi

La Gestione del Parco

Allegato

 

Relazione Introduttiva 

L’istituzione del parco regionale della Vena del Gesso Romagnola ha ormai una storia trentennale che per i suoi insuccessi è bene dimenticare.

Oggi per mille motivi ci troviamo in un contesto diverso che ci consentirà di raggiungere questo obiettivo.

Il primo elemento fondamentale è che i Comuni, le Comunità Montane e le Province sono concordi che l’istituzione del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola è lo strumento necessario ed imprescindibile per la tutela ambientale e lo sviluppo del territorio della Vena del Gesso.

In secondo luogo l’individuazione del perimetro del parco è stata dimensionata su indicazioni precise di ogni Comune, secondo le effettive valenze naturalistiche da tutelare e valorizzare, in linea con le problematiche di ogni territorio comunale.

Le aree destinate a parco sono circa 2.000 ettari, distribuiti per poco meno di due terzi in territorio della Provincia di Ravenna e per un terzo in quella della Provincia di Bologna; le zone di pre-parco, “aree contigue” non destinate a parco, sono circa 4.000 ettari.

In terzo luogo viene posta particolare attenzione alle attività economiche, in particolare agricole e turistiche.

Inoltre, la Legge Regionale n. 11/88, modificata dalla L.R. n. 40/92, sui parchi e le riserve naturali, ha consentito di avere un quadro di riferimento certo per tutta la materia, dalla zonizzazione alla gestione ed il Piano Territoriale Paesistico Regionale, dal canto suo, ha già sottoposto a tutela l’intero crinale gessoso. Quindi, il parco nasce come opportunità vera di sviluppo di un’area già vincolata, dove la tutela ambientale e paesaggistica è valore aggiunto e non di freno all’economia del territorio.

Peraltro, la sensibilità ambientale in questi anni è cresciuta a dismisura, i sistemi ecocompatibili sono sempre più ricercati ed il quadro socio-economico è mutato ed appare oggi minore l’ostilità della popolazione residente all’istituzione del parco regionale.

L’attività estrattiva non è più un problema collegabile all’istituzione del parco, con la cava di Borgo Rivola quale polo unico estrattivo regionale e le altre cave chiuse da tempo.

Per ciò che riguarda l’esercizio della caccia, una buona parte del crinale gessoso è oggi già chiusa all’attività venatoria; nelle zone a parco potrà essere esercitato il solo prelievo di selezione in accordo con l’ente gestore dell’area protetta, mentre nelle aree contigue è ammessa la caccia, privilegiando, in questa, i residenti.

Puntiamo perciò sul coinvolgimento della popolazione residente e delle forze economiche e sociali, con un atteggiamento di massima apertura su come fare e gestire il parco, infatti, negli organi di gestione del parco è ferma la volontà di coinvolgimento, ai vari livelli, di chi vive o lavora o ha interessi nelle zone destinate a parco.

La costituzione degli organi di gestione e la elaborazione del Piano Territoriale, saranno successive all’istituzione del parco, che avverrà attraverso l’approvazione di apposita Legge Regionale.

Le spese di gestione, investimento e sviluppo del parco sono assistite da contributi regionali, statali e comunitari.

Per favorire lo sviluppo delle aree destinate a parco e di quelle contigue, tutte le zone sono state inserite nella misura comunitaria “Obiettivo 2”, che dà la possibilità di sfruttare finanziamenti sia agli enti pubblici che privati, in tutti i settori economici, come il “Leader +”, “Agenda 2000”, il Piano Regionale di Sviluppo Rurale, il patto territoriale agricolo della Provincia di Ravenna, il patto territoriale tosco-emiliano-romagnolo, il “Life Natura” e il “Life Ambiente”.

Vi sono, inoltre, finanziamenti diretti di Regione e Stato conseguenti all’istituzione del parco, sia agli enti pubblici, sia ai privati, per la realizzazione di progetti finalizzati al recupero e alla valorizzazione delle risorse ambientali ed allo sviluppo socio-economico del territorio, ivi compresa la ricerca scientifica, l’educazione ambientale, la fruizione turistica, la conoscenza del parco e le acquisizioni immobiliari effettuate per le stesse finalità.

Inoltre, la Regione e le Comunità Montane riservano una priorità sul riparto dei finanziamenti nelle zone a parco ai privati che realizzano progetti di qualificazione e sviluppo di attività culturali, produttive o di servizio in campo agricolo, zootecnico, forestale, turistico ed artigianale, compatibili con le finalità del parco.

Infine, le Comunità Montane e gli enti locali sosterranno nelle aree a parco e contigue, con propri regolamenti, i processi economici, produttivi e infrastrutturali delle aziende, il recupero edilizio, la valorizzazione dei prodotti locali attraverso la creazione di marchi di qualità e la loro commercializzazione.

 

Gli Amministratori del territorio della Vena del Gesso Romagnola


Premessa 

Il vigente Piano Territoriale Paesistico Regionale, così come specificato dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Ravenna e dal Piano Infraregionale di Bologna che ne costituiscono stralcio per i rispettivi territori, individua e perimetra l’area della Vena del Gesso Romagnola indicandola come futuro  Parco regionale. La facoltà di individuare un’area da destinare a Parco regionale da parte degli strumenti di pianificazione è sancita dall’art.4, comma 2, della L.R. n. 11/88 così come modificata dalla L.R. n.40/92.

 

L’istituzione di un Parco regionale avviene con legge regionale. Lo Statuto della Regione Emilia-Romagna prevede che una proposta di legge possa essere avanzata tramite iniziativa legislativa di comuni o province, nelle forme previste dall’art.33.

 

L’art.22, comma 1, della L. 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle Aree Protette” sottolinea l’importanza del coinvolgimento degli enti locali nell’istituzione di un’area protetta regionale e stabilisce che la partecipazione debba realizzarsi “attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale dell’area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all’individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio.”

 

La proposta di Parco regionale formulata nel 1997, attraverso un progetto preliminare di Piano Territoriale per il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola promosso dagli enti locali e dalla Regione, è stata a lungo discussa dalle amministrazioni locali con i residenti e le associazioni di categoria, giungendo ad un accordo di massima sull’area da destinare a Parco. I recenti sviluppi sociali, conoscitivi e normativi e i confronti più serrati avviati con la Regione, hanno portato alla rielaborazione ed aggiornamento della proposta.

 

Questo documento ha l’obiettivo di illustrare le motivazioni delle scelte effettuate e di prefigurare gli sviluppi futuri del Parco, le finalità, le azioni, le misure per la tutela, le iniziative per lo sviluppo socio-economico.

Sul presente documento programmatico e su perimetrazione istitutiva, zonizzazione provvisoria e norme di salvaguardia, elaborati anche con il concorso degli uffici regionali, si è riscontrato il consenso unanime degli enti locali (Comuni, Comunità Montane, Province).

 

L’articolato della proposta istitutiva, contenente gli elaborati  di cui sopra, verrà sottoposta ai Consigli Comunali degli enti territorialmente interessati, ai Consigli Comunali eventualmente interessati a partecipare al Parco, alle Comunità Montane e ai Consigli Provinciali, in modo da formalizzare una proposta di legge di iniziativa legislativa da inviare al Consiglio Regionale.

  

Piccola storia di un Parco finora mancato

 Risale agli anni ’70 l’individuazione, da parte della Società Botanica Italiana, della Vena del Gesso come territorio meritevole dell’istituzione di un’area protetta. Nello stesso periodo, una ricerca commissionata dalla Regione Emilia-Romagna all’Unione delle Bonifiche, giungeva alle medesime conclusioni, individuando nella Vena del Gesso Romagnola un’area vocata all’istituzione di un Parco regionale. L’Istituto Beni Ambientali, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, in seguito, ribadiva attraverso una propria accurata ricerca, l’opportunità di costituire un Parco per la protezione dell’area.

 

Nel 1983 fu realizzato un Progetto di Parco che vedeva come enti promotori le Province di Bologna e Ravenna, le Comunità Montane, i Comprensori dell’Imolese e del Faentino e tutti i Comuni territorialmente interessati. Questa proposta di Parco non ebbe seguito.

 

Il Piano Territoriale Paesistico Regionale, nel 1991, inseriva quest’area tra quelle del “Piano regionale dei parchi”; i più recenti Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Ravenna e dal Piano Infraregionale di Bologna, ne hanno confermato la destinazione.

 

La più recente proposta di Parco regionale fu realizzata nel 1997, attraverso un progetto preliminare di Piano Territoriale per il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, promosso ancora una volta da tutti gli enti territorialmente interessati, compresa la Regione. Quest’ultima iniziativa, attraverso numerosi confronti e discussioni, ha portato all’acquisizione di un buon livello di consenso tra le comunità locali.

 

Recentemente, la proposta per la quasi totalità dell’area del suo riconoscimento come Sito di Interesse Comunitario (D.M. 3 aprile 2000, n. 65), ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, ha reso ancor più opportuna ed urgente l’istituzione di un’area protetta.  


Finalità del Parco

 Le finalità dei parchi regionali sono chiaramente elencate all’art. 1 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge Quadro sulle Aree Protette” e all’art. 1 della Legge Regionale 2 aprile 1988, n. 11 “Disciplina dei Parchi regionali e delle Riserve Naturali”.

Complessivamente possono esser così ricapitolate:

·     Conservazione, riqualificazione e valorizzazione dell’ambiente naturale; di specie animali o vegetali e dei loro habitat, particolarmente se rari o in via di estinzione; di associazioni vegetali o forestali; di comunità biologiche, di biotopi; di formazioni geologiche, geomorfologiche, speleologiche di rilevante interesse storico, scientifico, culturale, didattico, paesaggistico; di formazioni paleontologiche; di valori scenici e panoramici; di processi naturali; di equilibri idraulici e idrogeologici; di equilibri ecologici;

·     tutela, risanamento, restauro, valorizzazione delle preesistenze edilizie storiche, delle emergenze architettoniche, dei manufatti e degli assetti storici del paesaggio;

·     recupero di aree marginali degradate, nonché ricostituzione e difesa degli equilibri ecologici, ivi compresi gli equilibri delle zoocenosi e il loro possibile controllo, con particolare riferimento alle specie animali eventualmente non in equilibrio;

·     promozione e realizzazione di programmi di studio, di ricerca scientifica e di educazione ambientale, con particolare riguardo agli aspetti connessi all’evoluzione della natura, alla vita e all'attività dell'uomo nel loro sviluppo storico; realizzazione di percorsi didattici naturalistici e storici;

·     valorizzazione del rapporto uomo-natura, anche mediante l'incentivazione di attività culturali, educative, formative, ricreative compatibili e del tempo libero collegate alla fruizione ambientale;

·     promozione della agricoltura biologica, di quella legata a modalità colturali tradizionali ed ecosostenibili e delle produzioni agroalimentari tipiche dell’area;

·     qualificazione e promozione delle attività economiche compatibili con le finalità istitutive del Parco e dell’occupazione locale, secondo criteri di sviluppo sostenibile, anche al fine di un migliore rapporto uomo-ambiente;

·     valorizzazione della cultura, della storia, delle tradizioni e delle identità locali più significative e salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali.

 

E’ evidente da tale elenco che l’istituzione di un Parco regionale non persegue soltanto obiettivi di conservazione e tutela dei beni naturali, che tuttavia risultano prioritari, ma che proprio il raggiungimento di tali finalità determina le condizioni per l’attuazione di politiche di sviluppo sostenibile. E’ solo in un ambiente naturale, in un territorio ricco di paesaggi, storia, cultura e tradizioni, ben conservati e gestiti, come può e deve avvenire particolarmente in un Parco, che si rende possibile sviluppare attività agricole sostenibili collegate alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari, incentivare e promuovere forme di turismo consapevole ed attività di educazione ambientale.

 

In relazione all’impatto sempre più intenso ed esteso provocato dalle attività dell’uomo sull’ambiente terrestre in generale, il tema della necessità di tutela della diversità biologica, del paesaggio, del patrimonio culturale, architettonico e testimoniale ha assunto progressiva importanza, sia quanto attenzione dell’opinione pubblica, di singoli e gruppi di cittadini, sia quanto ampiezza, complessità, scientificità con cui è stato affrontato dalle istituzioni pubbliche.

 

E’ per questi motivi che si stanno intensificando le azioni di protezione e conservazione e tra queste anche l’istituzione di Aree Protette, luoghi privilegiati (Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro, 1992) per l’attuazione di politiche integrate orientate a garantire finalità di conservazione e di tutela specifiche e diffuse, ma anche a  sperimentare iniziative capaci di coniugare attività umana e ambiente naturale.

 

Tutti gli elementi citati come basilari per l’istituzione e la “costruzione” di un’Area Protetta, in termini di patrimonio naturale, storico-culturale nonché di attività tradizionali sostenibili, sono ampiamente diffusi nel territorio considerato. Si pensi al complesso sistema di grotte, doline, risorgenti, al valore delle colonie di Chirotteri (pipistrelli) nelle grotte del gesso, alla nidificazione del raro Gufo reale, alla presenza (unica in Italia e nell’intera Unione Europea) della localizzata Felcetta persiana; si considerino gli spettacolari ed unici panorami della Riva di San Biagio e delle rupi di Monte Mauro; si pensi all’affascinante centro storico di Brisighella, ai ritrovamenti preistorici nelle grotte di Borgo Rivola, agli eventi bellici durante la seconda guerra mondiale; si consideri, infine, la straordinarietà di un paesaggio agricolo a piccoli campi chiusi con coltivi, prati, frutteti e vigneti piacevolmente adagiati sui dolci colli circostanti la Vena, interrotti bruscamente dall’emergere grandioso delle rupi scoscese rivolte a meridione.

 

Questo assetto, risultato di un’agricoltura in parte ancora tradizionale, oltre a modellare il paesaggio, fornisce prodotti di grande qualità, apprezzati e riconosciuti grazie ai marchi di qualità attribuiti ai vini, all’olio d’oliva, alla frutta, allo scalogno e alla vacca romagnola.

 

Anche se esiste già un diffuso patrimonio di conoscenze relative alle componenti naturali, culturali, storico-architettoniche del territorio, uno dei compiti prioritari del Parco è quello di promuoverne l’approfondimento sia a fini conoscitivi per l’informazione e la divulgazione, sia per ottimizzare la propria attività di gestione. L’area del Parco si costituisce così come ambito preferenziale per l’esecuzione di studi e ricerche scientifiche, e la sperimentazione di tecniche e modelli di comunicazione e gestionali anche interagendo con organismi ed enti nel settore della ricerca, università, musei, istituti di ricerca, contribuendo così ad accrescere i motivi di interesse e la notorietà dell’area.

 

L’informazione, la comunicazione, l’educazione ambientale, l’organizzazione della fruizione turistica, sono attività da privilegiarsi da parte del Parco e capaci di ampliare la sua area di interesse oltre i confini dei Comuni direttamente coinvolti per territorio e oltre ai semplici aspetti di attrattiva.

 

In particolare, l’offerta di servizi, (di strutture e attrezzature per la fruizione, programmi di educazione ambientale, partecipazione alle esperienze di gestione e conservazione) può sicuramente trovare un grande bacino di utenza fra gli abitanti delle aree urbanizzate dei grandi Comuni di pianura delle due Province (Imola, Faenza, Bologna).

 

L’appartenenza al Sistema Regionale delle Aree Protette e l’inclusione nel circuito nazionale delle Aree Protette permetterà un considerevole ampliamento del bacino di utenza potenziale.

 

Inoltre, le caratteristiche di unicità e rappresentatività delle componenti naturali della Vena del Gesso Romagnola, riconosciute all’interno di un sistema di conservazione europeo e correttamente divulgate, possono costituire motivo di richiamo per i cittadini di tutto il continente.

 

La presenza del Parco costituisce una importante opportunità di sviluppo economico e sociale. Le azioni di qualificazione intraprese dal Parco ed il ruolo del Parco come area laboratorio, permettono di promuovere l’attività ad esempio di imprese agricole (lotta biologica, prodotti di qualità) ed edilizie (recupero del patrimonio architettonico, adozione tecniche tradizionali), migliorando la qualità del lavoro e il valore dell’impresa stessa, con aumento delle potenzialità di impiego anche all’esterno, per prestazioni d’opera altamente specializzata.

 

 

Perimetro, Zonizzazione e Normativa

 

 

Il perimetro e la zonizzazione istitutivi

 

Le informazioni e i dati relativi alle presenze naturalistiche e il quadro della programmazione consolidato nel tempo, non pongono problemi per la definizione del perimetro e della zonizzazione della legge istitutiva.

 

 

Il Piano Territoriale Paesistico Regionale

 

Il perimetro proposto è stato confrontato con le previsioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) di cui il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Ravenna e il Piano Infraregionale (PTI) di Bologna costituiscono stralcio per il territorio cui ineriscono.

 

Il territorio ricadente all’interno del perimetro di Parco è tutelato dal PTPR da due diverse forme di vincolo ambientale, delle quali una a maggiore protezione. Si tratta, in particolare, del vincolo imposto dall’articolo 25 “zone di tutela naturalistica” e dall’articolo 19 “zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale”.

 

La zonizzazione della presente proposta, verifica una sostanziale corrispondenza tra le zone di Parco e le “zone di tutela naturalistica” (art. 25) e tra le zone di Parco e pre-parco e le “zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale” (art. 19).

Le norme del PTPR riferite a tali zone sono il riferimento per le norme di salvaguardia della proposta di Legge Istitutiva.

 

La mancanza di corrispondenza tra zone di tutela naturalistica e zone di Parco riguarda per lo più situazioni poco significative dal punto di vista qualitativo e quantitativo (dintorni di abitazioni, piccoli poderi), ad eccezione della zona della cava di monte Tondo.

Questa e le altre situazioni verranno affrontata dal Piano Territoriale del Parco (PTP) mediante una normativa adeguata.

 

Il perimetro istitutivo e le zonizzazioni di salvaguardia possono essere, dunque, considerate un efficace livello di protezione e salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio naturale fino alla realizzazione del PTP.

 

 

Il Sito di Interesse Comunitario in attuazione della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”

 

Il perimetro proposto è stato confrontato anche con il perimetro del Sito di Interesse Comunitario (SIC) IT4070011 Vena del Gesso Romagnola (D.M. 65 del 3/4/2000), per il quale vigono le norme di salvaguardia stabilite dalla Direttiva 92/43/CEE e dal D.P.R. n. 357 del 8/9/1997).

 

I due perimetri sono in pratica coincidenti nella zona a Sud della Vena del Gesso, ove spesso il perimetro proposto per il Parco racchiude un territorio anche più esteso. Invece, nella parte a Nord, corrispondente alla zona dei calanchi nelle argille plioceniche, il SIC è considerevolmente più esteso del Parco. Ciò deriva dal fatto che i prati aridi dei calanchi e le zone umide pedecalanchive costituiscono habitat prioritariamente tutelati dalla Direttiva “Habitat”.

 

Per adeguare la zonizzazione alla presenza degli elementi prioritariamente tutelati, è stata verificata la distribuzione degli habitat protetti dall’Unione Europea e inclusi nell’allegato I della Direttiva “Habitat”.


Habitat tutelati dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat”

Boschi

·        Foreste di Castanea sativa

·        Foreste di Quercus ilex et Quercus rotundifolia

·        * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)

Arbusteti

·        Formazioni di Juniperus communis su lande o prati calcarei

Calanchi

·        Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee)

·        Praterie con Molinia su terreni calcarei torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae)

Rupi

·        Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi

·        Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica

Cavità

·        Grotte non ancora sfruttate a livello turistico

 

La stessa Direttiva 92/43/CEE riporta un elenco di specie animali e vegetali i cui ambienti di vita devono essere conservati; analogamente, la Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” riporta un elenco di specie ornitiche protette i cui siti di nidificazione, sosta e svernamento devono essere conservati. Quindi, si è scelto di analizzare anche la distribuzione degli habitat di queste specie, di seguito elencate:

 

Mammiferi

 

Ferro di cavallo maggiore

 

Ferro di cavallo minore

 

Ferro di cavallo euriale

 

Vespertilio di Monticelli

 

Vespertilio maggiore

 

Miniottero

 

Uccelli

fenologia

Pecchiaiolo

n, m

Albanella minore

n, m

Re di quaglie

m

Gufo reale

s, n

Succiacapre

n, m

Martin pescatore

s, n, m

Calandrella

m

Tottavilla

n, m

Calandro

n, m

Balia dal collare

m

Averla piccola

n, m

Averla cinerina

m

Ortolano

n, m

Rettili

 

Testuggine palustre

 

Anfibi

 

Tritone crestato italico

 

Pesci

 

Pigo

 

Lasca

 

Vairone

 

Rovella

 

Barbo

 

Barbo canino

 

Savetta

 

Cobite

 

Insetti

 

Callimorpha quadripunctaria

 

Lucanus cervus

 

Osmoderma eremita

 

Cerambix cerdo

 

 

Le specie valutate come di maggiore importanza durante la fase istruttoria degli adempimenti delle Direttive citate, sono di seguito riportate con l’indicazione dell’ambito scelto per la tutela della specie e del tipo di zona con cui tale ambito è stato protetto:

 

Specie

Habitat

Forma di Tutela

Ferro di cavallo maggiore

grotte

zona A, B, C

Ferro di cavallo minore

grotte

zona A, B, C

Ferro di cavallo euriale

grotte

zona A, B, C

Vespertilio di Monticelli

grotte

zona A, B, C

Vespertilio maggiore

grotte

zona A, B, C

Miniottero

grotte

zona A, B, C

Albanella minore

prati in aree calanchive nei pressi della Vena; prati in aree calanchive e agricole estensive

zona C; tutela della vegetazione prativa in zona A, B, C e pre-parco

Gufo reale

rupi

zona A

Ortolano

macchie termofile più estese nei pressi della Vena; macchie distribuite nei calanchi e nelle aree agricole estensive

zona B, zona C; tutela di siepi e macchie in aree pre-parco

Osmoderma eremita

salicete a Salix alba

tutela della vegetazione di ripa in zona A, B, C e pre-parco

 

 

Ulteriori valutazioni tecnico-scientifiche

 

Infine, è stata analizzata la distribuzione delle specie animali e vegetali di maggiore importanza conservazionistica, allo scopo garantire una adeguata tutela agli ambienti di vita di tali elementi naturali.

Le specie di maggiore importanza sono di seguito riportate, con l’indicazione dell’ambito scelto per la tutela della specie e del tipo di zona con cui tale ambito è stato protetto:

 

Specie

Habitat

Forma di Tutela

Cheilanthes persica

rupi

zona A per i due principali nuclei; zona B per tutti gli ambiti di vegetazione

Istrice

macchie termofile più estese nei pressi della Vena, garighe; macchie nei calanchi e nelle aree agricole estensive

zona B, zona C; tutela di siepi e macchie in aree pre-parco


 

Ululone appenninico (*)

pozze marginali di rii e torrenti

tutela di rii e torrenti in zona A, B, C e pre-parco

 

(*) L’Ululone appenninico (Bombina pachypus) è stato distinto come buona specie dal congenere Ululone ventre giallo (Bombina variegata) successivamente all’emanazione della Direttiva 92/43/CEE, che include in allegato II quest’ultima specie.

 

 

Conclusioni

 

Si è provveduto a mantenere, per quanto possibile, tipologie ambientali analoghe nello stesso ambito di zonizzazione di salvaguardia.