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allegato
a) alla
deliberazione del Consiglio provinciale n................
del ................................. Parco
regionale della Vena del Gesso Romagnola
Documento Programmatico del Parco predisposto
in accordo e in collaborazione tra provincia
di Ravenna, provincia di Bologna; comuni di Borgo Tossignano, Brisighella,
Casalfiumanese, Casola Valsenio, Fontanelice, Riolo Terme; comunità
montane dell’Appennino faentino e della Valle del Santerno, durante
successivi incontri effettuati a partire dal marzo 2000, e sottoscritto in
data 9 aprile 2002 presso Riolo Terme. SOMMARIO Piccola storia di un Parco finora mancato Perimetro, Zonizzazione e Normativa Il perimetro e la zonizzazione istitutivi Il Piano Territoriale Paesistico Regionale Ulteriori valutazioni tecnico-scientifiche Criteri per la stesura delle Norme di
Salvaguardia La Conservazione della Natura e della
Biodiversità La Conservazione del Paesaggio per la
Qualificazione del Territorio Un’Agricoltura sostenibile come strumento
di Conservazione e Sviluppo Organizzare e promuovere la Fruizione del
Parco come motore di un Turismo sostenibile Le Azioni di Informazione, Divulgazione e
Educazione Ambientale L'uso sostenibile delle risorse naturali La raccolta di Funghi e Tartufi
L’istituzione
del parco regionale della Vena del Gesso Romagnola ha ormai una storia
trentennale che per i suoi insuccessi è bene dimenticare. Oggi
per mille motivi ci troviamo in un contesto diverso che ci consentirà di
raggiungere questo obiettivo. Il
primo elemento fondamentale è che i Comuni, le Comunità Montane e le
Province sono concordi che l’istituzione del Parco regionale della Vena
del Gesso Romagnola è lo strumento necessario ed imprescindibile per la
tutela ambientale e lo sviluppo del territorio della Vena del Gesso. In
secondo luogo l’individuazione del perimetro del parco è stata
dimensionata su indicazioni precise di ogni Comune, secondo le effettive
valenze naturalistiche da tutelare e valorizzare, in linea con le
problematiche di ogni territorio comunale. Le
aree destinate a parco sono circa 2.000 ettari, distribuiti per poco meno
di due terzi in territorio della Provincia di Ravenna e per un terzo in
quella della Provincia di Bologna; le zone di pre-parco, “aree
contigue” non destinate a parco, sono circa 4.000 ettari. In
terzo luogo viene posta particolare attenzione alle attività economiche,
in particolare agricole e turistiche. Inoltre,
la Legge Regionale n. 11/88, modificata dalla L.R. n. 40/92, sui parchi e
le riserve naturali, ha consentito di avere un quadro di riferimento certo
per tutta la materia, dalla zonizzazione alla gestione ed il Piano
Territoriale Paesistico Regionale, dal canto suo, ha già sottoposto a
tutela l’intero crinale gessoso. Quindi, il parco nasce come opportunità
vera di sviluppo di un’area già vincolata, dove la tutela ambientale e
paesaggistica è valore aggiunto e non di freno all’economia del
territorio. Peraltro,
la sensibilità ambientale in questi anni è cresciuta a dismisura, i
sistemi ecocompatibili sono sempre più ricercati ed il quadro
socio-economico è mutato ed appare oggi minore l’ostilità della
popolazione residente all’istituzione del parco regionale. L’attività
estrattiva non è più un problema collegabile all’istituzione del
parco, con la cava di Borgo Rivola quale polo unico estrattivo regionale e
le altre cave chiuse da tempo. Per
ciò che riguarda l’esercizio della caccia, una buona parte del crinale
gessoso è oggi già chiusa all’attività venatoria; nelle zone a parco
potrà essere esercitato il solo prelievo di selezione in accordo con
l’ente gestore dell’area protetta, mentre nelle aree contigue è
ammessa la caccia, privilegiando, in questa, i residenti. Puntiamo
perciò sul coinvolgimento della popolazione residente e delle forze
economiche e sociali, con un atteggiamento di massima apertura su come
fare e gestire il parco, infatti, negli organi di gestione del parco è
ferma la volontà di coinvolgimento, ai vari livelli, di chi vive o lavora
o ha interessi nelle zone destinate a parco. La
costituzione degli organi di gestione e la elaborazione del Piano
Territoriale, saranno successive all’istituzione del parco, che avverrà
attraverso l’approvazione di apposita Legge Regionale. Le
spese di gestione, investimento e sviluppo del parco sono assistite da
contributi regionali, statali e comunitari. Per
favorire lo sviluppo delle aree destinate a parco e di quelle contigue,
tutte le zone sono state inserite nella misura comunitaria “Obiettivo
2”, che dà la possibilità di sfruttare finanziamenti sia agli enti
pubblici che privati, in tutti i settori economici, come il “Leader
+”, “Agenda 2000”, il Piano Regionale di Sviluppo Rurale, il patto
territoriale agricolo della Provincia di Ravenna, il patto territoriale
tosco-emiliano-romagnolo, il “Life Natura” e il “Life Ambiente”. Vi
sono, inoltre, finanziamenti diretti di Regione e Stato conseguenti
all’istituzione del parco, sia agli enti pubblici, sia ai privati, per
la realizzazione di progetti finalizzati al recupero e alla valorizzazione
delle risorse ambientali ed allo sviluppo socio-economico del territorio,
ivi compresa la ricerca scientifica, l’educazione ambientale, la
fruizione turistica, la conoscenza del parco e le acquisizioni immobiliari
effettuate per le stesse finalità. Inoltre,
la Regione e le Comunità Montane riservano una priorità sul riparto dei
finanziamenti nelle zone a parco ai privati che realizzano progetti di
qualificazione e sviluppo di attività culturali, produttive o di servizio
in campo agricolo, zootecnico, forestale, turistico ed artigianale,
compatibili con le finalità del parco. Infine,
le Comunità Montane e gli enti locali sosterranno nelle aree a parco e
contigue, con propri regolamenti, i processi economici, produttivi e
infrastrutturali delle aziende, il recupero edilizio, la valorizzazione
dei prodotti locali attraverso la creazione di marchi di qualità e la
loro commercializzazione. Gli
Amministratori del territorio della Vena del Gesso Romagnola Il
vigente Piano Territoriale Paesistico Regionale, così come specificato
dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Ravenna e dal Piano
Infraregionale di Bologna che ne costituiscono stralcio per i rispettivi
territori, individua e perimetra l’area della Vena del Gesso Romagnola
indicandola come futuro Parco
regionale. La facoltà di individuare un’area da destinare a Parco
regionale da parte degli strumenti di pianificazione è sancita
dall’art.4, comma 2, della L.R. n. 11/88 così come modificata dalla
L.R. n.40/92. L’istituzione
di un Parco regionale avviene con legge regionale. Lo Statuto della
Regione Emilia-Romagna prevede che una proposta di legge possa essere
avanzata tramite iniziativa legislativa di comuni o province, nelle forme
previste dall’art.33. L’art.22,
comma 1, della L. 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle Aree
Protette” sottolinea l’importanza del coinvolgimento degli enti locali
nell’istituzione di un’area protetta regionale e stabilisce che la
partecipazione debba realizzarsi “attraverso conferenze per la redazione
di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale
dell’area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria,
all’individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli
effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio.” La
proposta di Parco regionale formulata nel 1997, attraverso un progetto
preliminare di Piano Territoriale per il Parco Regionale della Vena del
Gesso Romagnola promosso dagli enti locali e dalla Regione, è stata a
lungo discussa dalle amministrazioni locali con i residenti e le
associazioni di categoria, giungendo ad un accordo di massima sull’area
da destinare a Parco. I recenti sviluppi sociali, conoscitivi e normativi
e i confronti più serrati avviati con la Regione, hanno portato alla
rielaborazione ed aggiornamento della proposta. Questo
documento ha l’obiettivo di illustrare le motivazioni delle scelte
effettuate e di prefigurare gli sviluppi futuri del Parco, le finalità,
le azioni, le misure per la tutela, le iniziative per lo sviluppo
socio-economico. Sul
presente documento programmatico e su perimetrazione istitutiva,
zonizzazione provvisoria e norme di salvaguardia, elaborati anche con il
concorso degli uffici regionali, si è riscontrato il consenso unanime
degli enti locali (Comuni, Comunità Montane, Province). L’articolato
della proposta istitutiva, contenente gli elaborati
di cui sopra, verrà sottoposta ai Consigli Comunali degli enti
territorialmente interessati, ai Consigli Comunali eventualmente
interessati a partecipare al Parco, alle Comunità Montane e ai Consigli
Provinciali, in modo da formalizzare una proposta di legge di iniziativa
legislativa da inviare al Consiglio Regionale. Piccola
storia di un Parco finora mancato
Risale
agli anni ’70 l’individuazione, da parte della Società Botanica
Italiana, della Vena del Gesso come territorio meritevole
dell’istituzione di un’area protetta. Nello stesso periodo, una
ricerca commissionata dalla Regione Emilia-Romagna all’Unione delle
Bonifiche, giungeva alle medesime conclusioni, individuando nella Vena del
Gesso Romagnola un’area vocata all’istituzione di un Parco regionale.
L’Istituto Beni Ambientali, Culturali e Naturali della Regione
Emilia-Romagna, in seguito, ribadiva attraverso una propria accurata
ricerca, l’opportunità di costituire un Parco per la protezione
dell’area. Nel
1983 fu realizzato un Progetto di Parco che vedeva come enti promotori le
Province di Bologna e Ravenna, le Comunità Montane, i Comprensori dell’Imolese
e del Faentino e tutti i Comuni territorialmente interessati. Questa
proposta di Parco non ebbe seguito. Il
Piano Territoriale Paesistico Regionale, nel 1991, inseriva quest’area
tra quelle del “Piano regionale dei parchi”; i più recenti Piano
Territoriale di Coordinamento Provinciale di Ravenna e dal Piano
Infraregionale di Bologna, ne hanno confermato la destinazione. La
più recente proposta di Parco regionale fu realizzata nel 1997,
attraverso un progetto preliminare di Piano Territoriale per il Parco
Regionale della Vena del Gesso Romagnola, promosso ancora una volta da
tutti gli enti territorialmente interessati, compresa la Regione.
Quest’ultima iniziativa, attraverso numerosi confronti e discussioni, ha
portato all’acquisizione di un buon livello di consenso tra le comunità
locali. Recentemente,
la proposta per la quasi totalità dell’area del suo riconoscimento come
Sito di Interesse Comunitario (D.M. 3 aprile 2000, n. 65), ai sensi della
Direttiva 92/43/CEE, ha reso ancor più opportuna ed urgente
l’istituzione di un’area protetta.
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Boschi
|
·
Foreste di Castanea
sativa ·
Foreste di Quercus ilex
et Quercus rotundifolia ·
* Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus
excelsior (Alno-Padion,
Alnion incanae, Salicion albae) |
|
Arbusteti |
·
Formazioni di Juniperus
communis su lande o prati calcarei |
|
Calanchi |
·
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli su substrato calcareo (Festuco
Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee) ·
Praterie con Molinia
su terreni calcarei torbosi o argilloso-limosi (Molinion caeruleae) |
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Rupi |
·
Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell'Alysso-Sedion
albi ·
Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica |
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Cavità |
·
Grotte non ancora sfruttate a livello turistico |
La
stessa Direttiva 92/43/CEE riporta un elenco di specie animali e vegetali
i cui ambienti di vita devono essere conservati; analogamente, la
Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” riporta un elenco di specie ornitiche
protette i cui siti di nidificazione, sosta e svernamento devono essere
conservati. Quindi, si è scelto di analizzare anche la distribuzione
degli habitat di queste specie, di seguito elencate:
|
Mammiferi |
|
|
Ferro
di cavallo maggiore |
|
|
Ferro
di cavallo minore |
|
|
Ferro
di cavallo euriale |
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Vespertilio
di Monticelli |
|
|
Vespertilio
maggiore |
|
|
Miniottero |
|
|
Uccelli |
fenologia |
|
Pecchiaiolo |
n,
m |
|
Albanella
minore |
n,
m |
|
Re
di quaglie |
m |
|
Gufo
reale |
s,
n |
|
Succiacapre |
n,
m |
|
Martin
pescatore |
s,
n, m |
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Calandrella |
m |
|
Tottavilla |
n,
m |
|
Calandro |
n,
m |
|
Balia
dal collare |
m |
|
Averla
piccola |
n,
m |
|
Averla
cinerina |
m |
|
Ortolano |
n,
m |
|
Rettili |
|
|
Testuggine
palustre |
|
|
Anfibi |
|
|
Tritone
crestato italico |
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Pesci |
|
|
Pigo |
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Lasca |
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Vairone |
|
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Rovella |
|
|
Barbo |
|
|
Barbo
canino |
|
|
Savetta |
|
|
Cobite |
|
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Insetti |
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Callimorpha
quadripunctaria
|
|
Lucanus
cervus
|
|
Osmoderma
eremita
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|
Cerambix
cerdo |
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Le
specie valutate come di maggiore importanza durante la fase istruttoria
degli adempimenti delle Direttive citate, sono di seguito riportate con
l’indicazione dell’ambito scelto per la tutela della specie e del tipo
di zona con cui tale ambito è stato protetto:
|
Specie |
Habitat |
Forma
di Tutela |
|
Ferro
di cavallo maggiore |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Ferro
di cavallo minore |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Ferro
di cavallo euriale |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Vespertilio
di Monticelli |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Vespertilio
maggiore |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Miniottero |
grotte |
zona
A, B, C |
|
Albanella
minore |
prati
in aree calanchive nei pressi della Vena; prati in aree calanchive e
agricole estensive |
zona
C; tutela della vegetazione prativa in zona A, B, C e pre-parco |
|
Gufo
reale |
rupi |
zona
A |
|
Ortolano |
macchie
termofile più estese nei pressi della Vena; macchie distribuite nei
calanchi e nelle aree agricole estensive |
zona
B, zona C; tutela di siepi e macchie in aree pre-parco |
|
Osmoderma
eremita |
salicete
a Salix
alba |
tutela
della vegetazione di ripa in zona A, B, C e pre-parco |
Infine,
è stata analizzata la distribuzione delle specie animali e vegetali di
maggiore importanza conservazionistica, allo scopo garantire una adeguata
tutela agli ambienti di vita di tali elementi naturali.
Le
specie di maggiore importanza sono di seguito riportate, con
l’indicazione dell’ambito scelto per la tutela della specie e del tipo
di zona con cui tale ambito è stato protetto:
|
Specie |
Habitat |
Forma
di Tutela |
|
Cheilanthes
persica |
rupi |
zona
A per i due principali nuclei; zona B per tutti gli ambiti di
vegetazione |
Istrice
|
macchie
termofile più estese nei pressi della Vena, garighe; macchie nei
calanchi e nelle aree agricole estensive |
zona
B, zona C; tutela di siepi e macchie in aree pre-parco |
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Ululone
appenninico (*) |
pozze
marginali di rii e torrenti |
tutela
di rii e torrenti in zona A, B, C e pre-parco |
(*)
L’Ululone appenninico (Bombina
pachypus) è stato distinto come buona specie dal congenere Ululone
ventre giallo (Bombina variegata)
successivamente all’emanazione della Direttiva 92/43/CEE, che include in
allegato II quest’ultima specie.
Si
è provveduto a mantenere, per quanto possibile, tipologie ambientali
analoghe nello stesso ambito di zonizzazione di salvaguardia.