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La più nota delle
oltre duecento grotte della Vena del Gesso, quella del re Tiberio, sta
crollando. La responsabilità sembra dover essere addebitata
all'escavazione di gesso effettuata negli anni Sessanta e negli anni
Settanta, sopra e sotto il cunicolo nel monte Tondo. Ricorda chi operò
a quel tempo che già negli anni Sessanta ci furono movimenti franosi,
che ultimamente sono purtroppo ripresi. L'importanza della grotta del Re
Tiberio, che si trova in Comune di Riolo Terme, è soprattutto
archeologica. Negli anni Sessanta, infatti, vi furono scoperte quattro
sepolture risalenti all'Età del Bronzo (circa quattromila anni fa). Una
quinta sepoltura è stata portata alla luce dagli speleologi del Gam di
Mezzano ed è alla Rocca di Riolo Terme. Gli esperti sono pronti a
giurare che ve ne sono delle altre, appartenenti all'Eneolitico (età
del Rame, più antica di quella del Bronzo). Purtroppo, le frane più
recenti interessano proprio la zona di importanza archeologica, nei
primi 50-60 metri della grotta (che ha uno sviluppo di 5 chilometri),
fino alla cosiddetta Sala Gotica. Da un anno a questa parte, i saggi
della Sovrintendenza archeologica di Bologna sono sospesi, proprio perchè
l'area, di primaria importanza, è pericolosa. E' ragionevole pensare
che se si fosse agito al momento delle prime frane, forse la rovina
poteva essere fermata. Viceversa, ora appare difficile, se non
impossibile, fare qualcosa per preservare quelle antichissime
testimonianze di culto. Gli
speleologi faentini e quelli del Gam di Mezzano hanno effettuato
numerose verifiche nella grotta del Re Tiberio. Nel sito Internet
www.venadelgesso.it è puntualmente registrata la situazione. «II
crollo dell'attuale piano di calpestio», scrivono gli speleo, «è
dovuto alla presenza delle sottostanti gallerie di cava. In particolare
è stato intercettato un tratto di cavità naturale interessato da
riempimenti argillosi, provocando il crollo degli stessi... Il crollo è
tuttora in corso e potrebbe assumere dimensioni più ampie, interessando
una vasta zona del tratto iniziale, fino a pregiudicarne la normale
percorribilità». Gli speleologi sollecitano dunque «uno studio
sistematico dell'area, seguito da un intervento strutturale urgente che
arresti il crollo in atto e, più in generale, intervenga ad assicurare
una stabilità complessiva». La
modifica del "ventre" del monte Tondo è testimoniata anche
dal fatto che il rio carsico al suo interno scorre ora sui piani di cava
e non più sul proprio letto originale. Per tutelare la grotta (e
probabilmente per avere meno vincoli nella coltivazione del gesso), ci
sono stati contatti tra la multinazionale che sfrutta la Vena, la Bpb
cui fa capo la Vic-Italgips, e il Comune di Riolo Terme. La
multinazionale avrebbe in animo di regalare la grotta al comune riolese.
Se l'amministrazione comunale accetterà, si dovrà fare carico di tutte
le incombenze amministrative e ambientali connesse all'importanza del
sito archeologico. In più, sempre la multinazionale ha offerto al
comune di Riolo di costruire un sentiero per arrivare alla grotta, da
realizzarsi sul versante nord della Vena del gesso, che risulta però
l'unico ancora non toccato dalla cava che insiste sul versante
meridionale. Sulla necessità di tutelare la grotta di Re Tiberio sono intervenuti in consiglio regionale i consiglieri Rodolfo Ridolfi di Forza Italia e Pietro Vincenzo Tassi di Alleanza Nazionale. |
Speleo GAM Mezzano (RA)