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Riolo
Terme. La Tana dei Re Tiberio, grotta naturale che
si apre sul fianco destro della «stretta di Rivola», a picco sul Senio
e ai bordi dello squarciatissimo Monte Tondo, sta crollando. E' la più
famosa (per molte ragioni, non ultima la leggenda omonima che fa parte
dell'immaginario collettivo romagnolo) e, da un punto di vista
archeologico, la più importante dell'intera Vena del Gesso, ma sta
crollando. E non per cause naturali: piogge, clima, terremoti, stavolta
non c'entrano. La grotta crolla - è già successo in diversi punti -
per l'azione della cava circostante e che internamente, nelle viscere di
quel che resta di Monte Tondo, ha da tempo intercettato le gallerie
della grotta stessa, sfondandola o provocando cedimenti, soprattutto
nell'area interessata dalle sepolture pre-protostoriche (dal tardo
eneolitico fino all'età del bronzo), individuate ma non ancora del
tutto estratte né tantomeno studiate. In sé, purtroppo, non è una novità: i
primi danni - arrecati dalla ex cava Anic - risalgono agli anni '60 e
furono denunciati dagli speleologi faentini che, in accordo con la
Soprintendenza, effettuarono recuperi di emergenza; in quell'occasione
furono portate in luce e in salvo ossa umane e relativi corredi
funerari. Adesso la cosa ha assunto proporzioni ben più gravi e
l'allarme lanciato in maniera congiunta da tutti gli speleologi
interessati (Faenza, Mezzano di Ravenna e la Federazione regionale)
suona come un appello a non perdere più altro tempo. Un'indagine con
dati e tabelle, con confronti estremamente preoccupanti, è leggibile sul sito www.venadelgesso.it. Il sindaco di Riolo, Emma Ponzi,
non minimizza l'accaduto: ammette l'esistenza di crolli e ribadisce la Una precisazione: è ovvio che le ricerche
siano state condotte dagli speleologi poiché quella del Re Tiberio è
una grotta vera, molto lunga, profonda e complessa, assolutamente non
limitata al cavernone visibile sulla rupe di Borgo Rivola; il suo
sviluppo interno, dentro la montagna, si aggira sui cinque chilometri e
costituisce un reticolo carsico di gallerie naturali, pozzi e cunicoli
non ancora del tutto esplorati. E' poi altrettanto ovvio che la parte
interessata alle antiche presenze umane sia quella iniziale, dove ci
sono le celebri vaschette parietali per la raccolta dell'acqua,
collegabili al ruolo di «santuario» che la grotta assunse, appunto per
la presenza di acque sorgive, a partire dall'età del ferro. Va ricordato che la proprietà della cava si è resa disponibile a finanziare la Soprintendenza Archeologica che ha già, lo scorso anno, attuato sondaggi e scavi preliminari ed elaborato il progetto per le ulteriori, necessarie ricerche. La ditta ora ha anche incaricato il proprio geologo di accertare la gravità dei crolli; tuttavia, è evidente come si tratti di quella che in linguaggio giuridico si chiama «perizia di parte». Di parte avversa sono, inevitabilmente, tutti i naturalisti e non solo gli speleologi perché quello di Monte Tondo è un problema molto complesso, dove la cava in quasi mezzo secolo di attività estrattiva ha distrutto l'intera pendice sud, fino alla sella oltre la quale inizia (fino a quando?) Monte della Volpe. E mentre il caso Re Tiberio approda anche in Consiglio Regionale con due interpellanze, riportiamo il parere di uno dei protagonisti delle moderne (le prime risalgono all'800) ricerche scientifiche in questa grotta, negli anni '60 e '70, il faentino Luciano Bentini. «Va chiarito - dice - che la ditta titolare della cava, anche se proprietaria o concessionaria del terreno, non ha arbitrio assoluto sulla Grotta, che infatti è soggetta ad un importante vincolo da parte dello Stato, come bene archeologico, storico e culturale. E' fuor di dubbio quindi che questo sito si configuri come patrimonio collettivo, riguardante, come si dice per le città d'arte, l'intera umanità» |
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Sandro Bassi |
Speleo GAM Mezzano (RA)