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RIOLO TERME - Ancora problemi sul
futuro della Grotta di Re Tiberio. II rischio è di una
"fossilizzazione" dei piani di risanamento strutturale della
cavità carsica: una delle eccellenze naturalistiche e archeologiche più
interessanti d'Europa. I provvedimenti annunciati, scaturiti dalle
emergenze di stabilità più volte segnalate dagli speleologi (Spleo Gam
di Mezzano, Gruppo speleo faentino e Federazione Speleo regionale), stanno
subendo rallentamenti. In particolare si sono rotti i rapporti di
collaborazione tra gli speleologi e la società estrattiva Bpb.
Quest'ultima, che si era assunta l'incarico di eseguire gli interventi, ha
prodotto un piano di valutazione ambientale, che la Provincia stessa ha
ritenuto di non poter accogliere, se non ulteriormente integrato, viste
anche le osservazioni avanzate dagli speleo.
Fatto sta che circa una settimana fa, all'oscuro degli speleologi, sono stati recuperati, da parte della Soprintendenza e della società proprietaria, importanti reperti, fra i quali un vaso fittile, una spatola in osso, e diversi frammenti umani, probabilmente dell'età del bronzo, venuti alla luce in seguito ad un cedimento interno. Il materiale recuperato è ora in sicurezza nei depositi di Imola. Risultano comunque ancora vaghi i tempi di messa in sicurezza, e questo fa insorgere gli speleo. "Ancora nel mese di giugno - spiega Piero Lucci, della Federazione speleologica regionale - è stata indetta dal comune di Riolo una riunione sulle prospettive di ricerca e di lavoro. Si era convenuto di attivare una collaborazione con Provincia, Soprintendenza e Bpb, definendo un primo appuntamento, in luglio, cui eravamo direttamente coinvolti per specifiche competenze. Con rammarico abbiamo appreso che la "Bpb"'ha annullato l'incontro, interrompendo di fatto la collaborazione con gli speleo". Come mai? "La decisione - continua Lucci - è stata conseguenziale alle nostre osservazioni al loro studio di impatto ambientale. Evidentemente secondo la società, la collaborazione era subordinata ad una nostra rinuncia a fornire un valido contributo di conoscenze. Con questo atteggiamento, la società si assume la responsabilità di impedire un proficuo lavoro nell'interesse di tutti". E rincara: "Ci pare grave la decisione di rinviare sine die l'intervento risanatorio, motivando il tutto con l'impegno ad effettuare le integrazioni allo studio, richieste, non da noi, ma dalla provincia di Ravenna". Gli speleologi sostengono fra l'altro che "le indagini geologiche e geognostiche sono state eseguite al solo scopo dell'attività economico-mineraria e non al fine di caratterizzare l'ambiente geologico". Inoltre non sarebbe stato prodotto alcun nuovo studio: "ma solamente eseguito un taglia e incolla di quello risalente al 2001".In conclusione: "la grotta è chiusa al pubblico da oltre 1 anno, ha urgenti problemi di stabilità e non si hanno certezze sui tempi del risanamento". Ma c'è una nota positiva: i rapporti tra la Soprintendenza e la Società Bpb sono rimasti buoni, e questo fa ben sperare, nonostante l'attuale esclusione degli speleo. Questi ultimi non è escluso che possano rientrare nelle collaborazioni, soprattutto considerate le condizioni interne della grotta, dove è necessario l'impiego di personale specializzato. La situazione si presenta alquanto ingarbugliata e tesa, il che non aiuta certo a favorire il recupero in modo sereno. Vi è la fondata preoccupazione che nel frattempo un evento naturale possa definitivamente pregiudicare gli assetti strutturali del sito. Francesco Donati |
Speleo GAM Mezzano (RA)